Con questo nuovo post l'Associazione Massimo Urbani intende riprendere i contatti diretti con appassionati, jazzofili e, perchè no, addetti ai lavori (musicisti e giornalisti specializzati) ed esortare tutti al confronto e alla dialettica riguardo la musica jazz in generale e alla situazione romana in particolare.
L'Associazione, in collaborazione con "Felt Music Club & School", da quest'anno organizza regolarmente delle JAM SESSIONS: ogni martedì, nel locale di via degli Ausoni, un diverso musicista affermato o emergente - coadiuvato dai suoi collaboratori abituali - è chiamato a organizzare, coordinare e gestire una serata di confronto e incontro tra musicisti di jazz. Ovviamente, a tutti è data la possibilità di esprimersi e suonare in un contesto accogliente e al contempo di alto livello professionale.
La pratica della jam session consente da sempre, negli annali della storia della nostra musica, di fare il PUNTO DELLA SITUAZIONE sulla "salute" del jazz in un certo luogo e in un determinato momento. In più, basta scorrere le pagine degli opuscoli su cosa fare in città (Trovaroma, Romac'è, TimeOut ecc.) per notare come la musica dal vivo a Roma sia ESSENZIALMENTE di impianto o di estrazione jazzistica. Non è un caso che siano prolificati gli SPAZI dove si suona jazz tanto che varrebbe la pena fare una prima lista: fra i veri e propri "Jazz Clubs", oltre lo storico Alexanderplatz - fino a pochi anni fa unico club esclusivamente di jazz, da quando aveva chiuso il Music Inn - oggi si possono citare almeno il Charity, il Gregory's, il Be-Bop, il Felt, il Cotton Club, il Jazz Magazine, lo Smokers, il Beba Do Samba; poi, ovviamente, i grandi luoghi "istituzionali": la Casa Del Jazz e l'Auditorium (quest'ultimo ha anche una Big Band); si suona poi "anche" jazz al Micca Club, al Fonclea, al Dimmidisì, al Lettere Caffè, all'Oppio Caffè, al Voy, al Pentagrappolo...
Inoltre sono nate numerose etichette discografiche indipendenti orientate alla documentazione della "Jazz Scene" capitolina.
Sembra il caso di notare come a Roma, in particolare, si sia creata una temperie espressiva senza precedenti (con musicisti che si trasferiscono da altre città italiane e che possono vivere di jazz e "zone limitrofe"), e come il livello tecnico ed espressivo sia giunto a soglie davvero ragguardevoli.
Inutile dire che Massimo Urbani sarebbe felice di vedere una situazione del genere! Lui era sempre il primo a tuffarsi in jam session con tutti, ed affrontava con serenità e con spirito positivo sia le differenze stilistiche che... tecnico-espressive, includendo ed esortando i musicisti più giovani con grande veemenza.
Urge, purtroppo, notare anche come gli "organi" del settore, la critica, la stampa specializzata, i media di diverso tipo e natura - tranne pochissime e recentissime eccezioni come la rivista "Jazz Magazine" e il TG2 Dossier - IGNORINO completamente tale inedita e inaudita situazione musicale, che noi riteniamo essere DI ALTISSIMO LIVELLO ARTISTICO, PROFESSIONALE E CULTURALE, e quindi assolutamente degna di nota.